Cavaliere Olga Urbani, l’onore della Repubblica alla regina del tartufo
«E’ un riconoscimento che mi accomuna a mio padre» – spiega l’imprenditrice. La famiglia leader nel mondo dei tartufi per la seconda volta inserita nell’Ordine al merito del lavoro

La seconda croce d’oro smaltata di verde appuntata sul petto della Urbani Tartufi. La seconda nomina, da parte del Presidente della Repubblica, di un “Cavaliere al merito del lavoro” in una famiglia che ha centosettant’anni di storia, che esiste e fa impresa, cioè, da ancora prima che Vittorio Emanuele III istituisse nell’Italia monarchica un ordine di “benemeriti” imprenditori. Così Olga Urbani, già regina del tartufo, presidente dell’azienda italiana leader nel mondo del diamante nero, si fregia del titolo di Cavaliere.

Prima di lei, nel 1996, suo padre Paolo Urbani.

«E’ un traguardo che ho sempre desiderato, è sempre stato il mio sogno – sottolinea l’imprenditrice emozionata e orgogliosa nel suo ufficio che è un tripudio di fiori e chiamate di congratulazioni –  e non è soltanto per il significato stesso dell’onorificenza, ma perchè mi accomuna all’uomo che più ho amato nella vita: mio padre. Lui temeva che non sarei mai riuscita a seguire le sue orme. Questo suo atteggiamento è stato per me la spinta a raggiungere obiettivi che non mi sarei mai prefissata, è l’eredità morale che mi ha lasciato».

Olga Urbani, non ha soltanto dimostrato a suo padre di poter stare al vertice dell’azienda, assicurandogli una crescita costante,  ma ha anche tinto dei suoi valori di donna e madre la lunga catena di dirigenza maschile, che con lei si è interrotta.

Cavaliere, cosa ha portato di nuovo lei all’azienda Urbani?

«La rinuncia al proprio ego  – spiega –  Sono convinta che bisogna abbandonare tante opinioni personali pur di garantire la continuità della famiglia e dell’azienda. Senza l’unione non si può prosperare».

Valori molti “femminili” quelli di cui parla, Cavaliere.

Alla luce del recente dibattito sulle dichiarazioni di Elisabetta Franchi, qual è il ruolo della donna nella sua un’azienda? E soprattutto: essere mamme è un impedimento alla carriera?

«Sono convinta che ogni donna al posto di comando abbia una marcia in più. La polemica che è scoppiata intorno alle dichiarazioni di Elisabetta Franchi evidenzia una realtà che purtroppo esiste in Italia. Ma qui da noi non è così. Attualmente abbiamo il 70% di impiego femminile. La CFO, la direttrice amministrativa e finanziaria, è donna ed ha due meravigliosi bambini. Io non ho mai pensato che i figli potessero portare via l’attenzione dal lavoro, sono retaggi del passato. Io ne ho avuti due, ma non ho mai perso di vista la mia missione lavorativa. Basta organizzarsi. Qui in azienda siamo donne che hanno sempre portato avanti entrambi i mondi. Se mai ci è capitato di rinunciare a qualcosa, abbiamo rinunciato a qualcosa che privava noi stesse, mai gli altri».

In Italia abbiamo anche un grosso problema di disoccupazione, presidente, soprattutto disoccupazione giovanile. Lei, che da oggi sarà un riferimento per i suoi meriti al lavoro, quale pensa sia il problema e cosa si sente di consigliare alle nuove generazioni?

I problemi del lavoro sono due. Il primo è di natura interiore. I ragazzi devono imparare a coltivare le proprie passioni e poi indirizzarle nel mondo del lavoro. Oggi i ragazzi credono che le passioni siano altro dal lavoro.

L’altro problema è che i giovani scartano a priori tutti i lavori del passato. Penso che bisogni avere l’umiltà di ritornare ai lavori di un tempo. La tartuficoltura, ad esempio, che ha a che fare con la natura, è stata definita l’agricoltura più redditizia, ed è un lavoro antico.

Quello che consiglio ai giovani è di non aver paura di sognare in grande.

Le nuove generazioni Urbani fanno proprio questo, giusto?

Si. Mio figlio Francesco Loreti Urbani ha creato l’azienda Truffleland, che realizza piante micorizzate al tartufo. Mi sono spesso chiesta perché lui abbia scelto questa via, più difficile piuttosto che lavorare nell’azienda dove avrebbe avuto le spalle coperte da tutti noi. Francesco ha scelto la strada della sostenibilità, dell’impresa 4.0. Lui dice sempre che contribuisce a salvare il pianeta per ogni albero che pianta. Questo mi inorgoglisce, perché in lui c’è la storia della famiglia Urbani che si rinnova e non finisce mai.

In un momento geopolitico così difficile, lei è comunque riuscita ad ottenere questa grande onorificenza.

Ha già degli obiettivi più grandi?

La sfida più grande sarà quella di raddoppiare l’azienda. Sia dal punto di vista degli stabilimenti, che delle sedi estere, del fatturato e dell’impiego.
Voglio assumere tanti giovani, possibilmente donne. La storia la scriveranno loro. Noi ci siamo limitati a trasferire delle grandi passioni e a forgiarli dal punto di vista umano.

Arianna Papalia

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